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Un requiem per Steve Jobs, o dell’esagerazione

10 ottobre 2011

Possiamo vedere solo poco davanti a noi, ma possiamo vedere tante cose che bisogna fare.

(Alan Turing 1912-1954)

Se cerco cosa si scrive in giro di Steve Jobs leggo che è stato un innovatore, inventore, l’uomo che ha dato nuovo vigore all’informatica.

Per quel che mi riguarda non è vero. Possiamo parlare di un opinion leader, di un grandissimo venditore, di un uomo dalla straordinaria intelligenza. Di questo, io stesso ho già parlato e reso i dovuti omaggi. Ma da qui a dire che è stato un grande innovatore e inventore, il passo è davvero lungo. È vero che a poche ore dalla sua morte il New York Times al posto di un generico coccodrillo, ha buttato fuori la lista dei brevetti a cui Jobs ha contribuito, ma quei brevetti non dicono che era un inventore.

Ci dicono che Jobs ha avuto la capacità di capire su quali cavalli puntare. Di lavorare e collaborare con le persone giuste, nel momento giusto. Perché, gli Apple-maniacs non si offendano, l’iPod, l’iPhone, l’iPad etc etc non hanno rivoluzionato un bel niente. Hanno sfruttato prima di altri delle nicchie di mercato dai potenziali notevoli.

La Apple di Jobs ha avuto coraggio. È questa la differenza. Steve Jobs è stato un uomo intelligente e coraggioso, ma non un inventore, o meglio non un Leonardo (come va di moda dire), o un Franklin. Steve Jobs è stato il più grandioso tecnico di commerciale e marketing della storia dell’uomo. Punto.

La storia dell’informatica insegna che non si può puntare a vivere solo di inventiva, e che senza un’adeguata esposizione al pubblico non si va da nessuna parte. L’Olivetti ne è stata la vittima più illustre, nonostante abbia inventato il Personal Computer. Programma 101, l’inizio del mondo come lo conosciamo oggi (vedi foto in fondo). Un onore che, è giusto dirlo, l’Italia deve al genio di Pier Giorgio Perotto e del suo straordinario team, immortalato nel documentario di History Channel “Quando Olivetti inventò il PC“.

Dopo, il disastro: mosse sbagliate, la pretesa di essere e rimanere in eterno di fascia alta, progetti lasciati a metà. E alla fine il colosso di Ivrea è crollato, ed è finito in mano di gente che a tutto pensava, fuorché all’avanzamento tecnologico dell’umanità. Olivetti oggi è finanza, soldi virtuali, e i suoi manager non si rendono conto di ciò che hanno distrutto.

Questo riconosco a Steve Jobs: ha saputo leggere la realtà in maniera pura, interpretarla, ed agire di conseguenza.

P.S. Ho messo, all’inizio, una citazione di Alan Turing. Per chi ne volesse sapere di più, solo ieri il Sole 24 Ore gli ha dedicato un bell’articolo. Buona lettura.

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