Un kapò che ci salverà?
Tra la nave dei sogni e l’edonismo che affondano, comandanti che scappano e trappole per topi con inserti in radica, tra tutte le sciagure del 17 gennaio 2012, passa quasi sotto silenzio l’unica buona notizia.
Martin Schulz è il nuovo presidente del Parlamento Europeo. Alla guida dell’unica istituzione comunitaria eletta dai cittadini dell’Unione, va quel socialista tedesco a cui Silvio Berlusconi promise di proporlo per il ruolo di kapò in un film. L’ex governatore del Land del Nord Reno-Westfalia ha mosso i suoi primi passi come libraio a Würselen. Non è laureato, sa bene cosa sia uno Stato, una Unione ma sopratutto il buon senso.
Giusto per ribadire che certe cose non si imparano solo con gli strumenti convenzionali. Sono i percorsi a fare le persone, e le false piste degli ultimi anni, forse, sono proprio l’origine della crisi prima di tutto di ideali che stiamo attraversando.
Ciò tolto, il povero Martin dovrà da subito mettersi a pelare un bel po’ di gatte. La prima, è quella dell’economia, o della finanza, se volete e ci credete. Standard&Poor’s ha lanciato un vero e proprio attacco sistemico all’economia europea, nel tentativo di delegittimarne i fondamentali per, questa è la mia idea, dare spazio operatorio agli speculatori occulti. Giù i rating di Italia (che retrocede in BB) e della Francia (AA). Ma l’operazione, la sedazione del Vecchio Continente, è riuscita a metà: il monito lanciato ieri da Mario Draghi è una risposta che, letta fra le righe, vuol dire “cari amici, lo sapevamo già, anche noi sappiamo fare il nostro lavoro e sappiamo anche fare molto meno trambusto”. E anche i mercati non si sono più di tanto scossi.
Martin, Mario, ho una proposta da farvi. Come ha fatto la Cina, sintetizzate un vaccino: un’agenzia di rating europea, forte e indipendente. E come primo lavoro chiedetele il rating sui rating di Standard&Poor’s. Sì, quella che “non si era accorta” dei titoli tossici e diceva di investire in Bond argentini prima, greci poi.
In Cina la Dagong, l’agenzia di rating in salsa agrodolce, valuta l’Italia come tripla B (BBB) già dal 7 dicembre. Sempre da quei giorni lì, la Francia ha una sola A. A suo tempo nessuno ha sospettato di una manovra politica, perché di effetti politici non ce ne sono stati. Si trattaca di una vera e propria valutazione, asettica. Ma la vera sorpresa è la Germania, che perde la tripla A (AAA), e diventa AA+ come l’Olanda, il Canada e la Cina. Cosa vuol dire? Che i Bund su cui tanto ci scorniamo in termini di Spread non sono già più un punto di riferimento accettabile, se non per qualche squaletto di Wall Street.
Qual è il risultato, ad oggi, di questa mossa di Pechino? Che da che esiste la Dagong, S&P e le sue sorelle perdono di giorno in giorno influenza oltre la grande Muraglia. Non perché c’è monopolio, ma perché Dagong lavora meglio, o almeno questa è la valutazione ricorrente. Quindi perché non seguire l’esempio cinese? Male che vada, si va a fare concorrenza alla triade americana (S&P, Fitch, Moody’s), e magari la costringete pure a lavorare bene, o se non altro meglio.
Che la concorrenza, lo dice sempre anche S&P, non può che fare bene al sistema.
Perfettamente d’accordo e cordialissimi auguri a Martin Schulz!