Piccola riflessione bilaterale
Oggi mi sono sentito dire che ho “delle posizioni di destra” su determinati temi. La mia riflessione è questa: si può realmente dire che un soggetto per un aspetto è di sinistra e per un altro è di destra? E, non per rivangare con piglio populista il compiano Gaber, ma effettivamente come possiamo definire destra e sinistra?
Definizione economica: paradossalmente la sinistra si pone su posizioni conservatrici, vale a dire di matrice socialista od ordo-liberale, mentre la destra sposa teorie liberiste, quindi la linea della deregolamentazione e della libertà assoluta e universale, nel bene e nel male. Sul piano dei diritti civili la sinistra elimina il pregiudizio (o almeno ci prova), mentre la destra è più impermeabile ai cambiamenti.
Diciamo che la distinzione è: l’homus sinistrae a casa fa ciò che gli pare, ma fuori è conformista; l’homus destrae a casa è ordinato e abitudinario e fuori fa ciò che gli pare. Il paradosso è che entrambi sono convinti di fare il bene della collettività, e che il loro antagonista faccia il male.
Ma a me questa definizione non piace. Io sono di sinistra, so di esserlo e nel confrontarmi con persone di sinistra e di destra mi rendo conto di appartenere a questa linea di pensiero. Eppure non so dire perché, così come sfido chiunque a dire perché è di sinistra o di destra, senza doversi arrampicare sui vetri citando chissà quale discorso di qualche passato leader.
Si tratta di una apparente incertezza di fondo, che tutto sommato si risolve in quell’innato istinto d’appartenenza che forse dovremmo riscoprire. Altrimenti si rischia di cadere nell’antipolitica, che per quanto possa provare ad essere militante, spesso nega e osteggia la cura della cosa pubblica, e peggio ancora avvia processi regressivi sul piano sociale e culturale. Ecco: ora so, senza effettivamente saperlo, cosa sono destra e sinistra. Due branchi, o se preferite due tribù, che si occupano della cosa pubblica. Poi esiste anche il centro, ma onestamente credo sia una forzatura di chi è un po’ più ibrido fra le differenti posizioni. Ma gli riconosco la dignità di formare un terzo gruppo. Quindi sinistra, centro, destra.
Tornando a ciò che mi sono sentito dire, la mia risposta non può che essere: accetterei questa affermazione da un etologo, ma non da te. Dovremmo riscoprire Konrad Lorenz, e magari rileggerci “Il più grande uomo scimmia del pleistocene“, per capire come certe distinzioni siano naturali, forse innate. Smetterla di ergerci a giudici del cos’è dell’uno e cos’è dell’altro, per una volta guardarci in faccia, negli occhi, e chiederci cos’è nostro, di tutti, condiviso. Ma sopratutto perché.
Quel che manca non sono i tempi né le risorse tecnologiche ed umane. Quel che manca sono la curiosità, e quel che è peggio il coraggio di darle ascolto, e di riscoprire l’istinto. La cultura del confronto.
Condivido il tuo punto di vista e ritengo che la definizione di destra e sinistra sia solo un residuo ideologico storico che non ha, a mio avviso, nessuna ragione di esistere. La realtà è proprio quella che ha introdotto il tuo discorso. Esprimiamo, su argomenti diversi, posizioni che, in una società cristallizzata, vengono definiti di destra ed altre volte di sinistra. Ma ciò che conta è l’atteggiamento che assumiamo verso la soluzione dei problemi e soprattutto il rispetto degli altri anche nelle discussioni dialettiche. Un segno di distinzione che la “politica” o, meglio, i politici non sempre dimostrano di avere.
Buona giornata.