Tira più un pelo di FCA che un carro di Panda

L’ha detto Luciana Litizzetto (e tanta altra gente meno brava) meglio di me: FCA è un nome davvero poco azzeccato. Fiat Chrysler Automobiles, aka FCA, a un italiano fa pensare all’organo genitale femminile, a un anglofono a un meno sconvolgente “fuck“, cioè una sorta di esclamazione tipo ‘cazzo!’, oppure il verbo ‘fottere’. Nel senso riproduttivo del termine.

In tutta sincerità, a me che una copisteria di Albuquerque sbagli l’insegna inserendo un logo fallico, che una cremina da frigo thailandese abbia un nome volgare o che un ristorante cinese di Vimodrone contenga nel nome la parola ‘dick’ non fa impressione. Ma che un gruppo automobilistico si scelga un acronimo idiota lascia senza parole.

Senza contare che un nome che viene lanciato ai media come ‘nuovo’ dovrebbe, a rigor di logica, esserlo. Invece no. FCA erano anche i terroristi delle Formazioni Comuniste Armate, ed è acronimo del Fattore di Compattazione Atomica.

Andiamo oltre le Alpi? Google mi suggerisce che ci sia anche la Financial Conduct Authority britannica, mentre dagli Stati Uniti arrivano Family Caregiver Alliance e Fellowship of Christian Athletes. Notevole poi la presenza della Funeral Consomers Alliance, in evidente concorrenza con la Framework Convention Alliance on Tobacco Control. E non vado oltre (quando ho visto comparire il Franchise Council of Australia mi sono spaventato).

Ma la chicca ce la regala la logistica. FCA (Free Carrier) è anche il luogo determinato da una clausola in cui un vettore concorda col compratore di lasciare dov’è la merce, scaricandogli costi e rischi del carico e del trasporto successivo. Che sia la nuova tattica di Fiat, anzi di FCA? Compri la macchina e la mettono su strada, davanti al concessionario, proprio lì, di fianco alla fabbrica di pianoforti.

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This is a mud world

La domanda è: ma una persona che ama le auto, a che santo deve affidarsi? La notizia è: dal 2015 basta Land Rover.

Io non sono un antitecnologico, ma così come preferisco il giornale in formato cartaceo rispetto al digitale, preferisco le auto in cui la variabile umana conta rispetto a quelle che si guidano da sole dandoti l’illusione di saper fare qualcosa al volante. Ma niente, anche la Land Rover Defender, orgogliosamente in produzione nelle sue varie versioni dal 1948, nel 2015 verrà messa in pensione. Le linee di Solihull si fermeranno, e non sono previsti eredi.

land-rover-series-09La ragione è che la cara vecchia 4×4 non sarebbe più in grado di star dietro alle necessità normative. Quella ufficiale. Quella pratica è che evidentemente investire su di lei non interessa. Mi ricorda il caso della Vespa PX: prima la Piaggio l’ha abbandonata, ha ceduto le linee all’indiana LML e se ne è lavata le mani. Poi l’erede asiatica è sbarcata, completamente aggiornata ed esteticamente fedele, in Europa con successo. Piaggio ha ricomprato i progetti a carissimo prezzo.

(In questo caso non sarà così, il gruppo Jaguar-Land Rover è già dell’indiana Tata).

E giustamente. Quello che non capisco è perché la Jaguar-Land Rover voglia rifarlo: abbandonare la Defender annunciando una ‘erede’, ma non prima del 2019. Perché non ci sarebbero le economie di scala. Questa glie la devono aver suggerita a Pontedera. Rimarranno le Range Rover, però non è la stessa cosa. A me questa storia mette tristezza. Perché un mondo che preferisce i Suv a un Land Rover è un mondo di pirla.

(Amici inglesi, mostri come la Leyland e la Robin ve li siete proprio meritati. Amica Fiat, rilancia uno dei tuoi prodotti migliori e smettila di piangere miseria)